25.11.07

Tracce di guerra elettromagnetica _Pista 1



Nel corso di alcune ricerche che andavamo conducendo su argomenti quali telepatia, neurobiologia, psicotronìa, ci siamo inaspettatamente imbattuti in una serie di documenti degni della massima attenzione, per lo più provenienti dall'ambiente della ricerca militare. Abbiamo ritenuto di estremo interesse gli elementi di analisi forniti da questi materiali per la quantità di spunti che forniscono per una descrizione degli apparati psichici nelle loro relazioni con il sistema mediatico ed elettromagnetico nel quale si sostanzia il complesso mnemotecnico globale delle tecnologie della comunicazione. Qui di seguito registriamo la prima serie di ritrovamenti.

DEATH PATTERN, o la trasmissione della morte

1. Nel 1974 il biologo sovietico A.P. Dubrov ha dichiarato che "tutti gli organismi viventi emettono onde gravitazionali (elettromagnetiche)". Tale affermazione è il frutto di una lunga serie di esperimenti, condotti attraverso microscopi polarizzati (ossia in grado di scomporre la luce), che hanno messo in evidenza il modo in cui delle oscillazioni ad alta frequenza di materiale biologico possono generare onde elettromagnetiche in grado di propagarsi anche su lunghe distanze. Il cervello umano, in quanto materiale biologico caratterizzato da alto coefficiente vibratorio, parrebbe profondamente coinvolto in processi di questo tipo.

2. Il Dr. Vlail Kaznacheyev, dal 1970 direttore dell' Istituto di Clinica e Medicina Sperimentale di Novosibirsk (Siberia), per più di vent'anni è stato l'ideatore e l'esecutore materiale di migliaia di esperimenti piuttosto inusuali condotti su coppie di colture cellulari. Tali ricerche hanno portato alla luce che diverse tipologie di malattie, infezioni o death pattern possono essere trasmessi per via elettromagnetica e indotti in "cellule bersaglio".


Gli esperimenti sono per lo più impostati in questa maniera: dei campioni di tessuto embrionale vengono estratti da un animale (in genere un pollo), divisi e collocati in due differenti contenitori di metallo rigorosamente isolati, fatta eccezione per una sorta di "finestrella" di quarzo che rende possibile un contatto ottico tra le due colture. Parallelamente, un gruppo di controllo viene collocato in contenitori separati da una semplice lastra di vetro. Successivamente, in una delle colture è introdotto un fattore patogeno. Dopo circa 12 ore ecco accadere una cosa interessante. Nel caso del gruppo separato dal vetro nulla di nuovo: le cellule infettate muoiono mentre le altre rimangono inalterate. Nell'altro caso invece anche le cellule separate iniziano a manifestare sintomi simili a quelli del gruppo infettato, per poi morire della stessa malattia.
Per spiegare questa sorta di infezione da contatto ottico, Kaznacheyev, sulla scia delle ricerche di A.G. Gurvitsch (noto per le sue scoperte sui biofotoni), si concentrò sull'osservazione dei fotoni emanati dalle cellule infettate nel momento della morte. L'esito fu l'individuazione di una particolare emissione prodotta su frequenze quasi ultraviolette (UV), che il dottor Kaznacheyev ebbe l'ardire di chiamare Death Photons. La cellula infetta é soggetta a una profonda alterazione dell'equilibrio biogravitazionale (nell'accezione del sopracitato Dubrov) che induce la creazione di una struttura ritmica anomala, o death pattern, in grado letteralmente di sintonizzare su di sé la vibrazione delle altre cellule raggiunte dall'onda.
Questo modello era inoltre in grado di spiegare i diversi destini delle cellule dei due gruppi. Il quarzo è infatti trasparente, ossia lascia filtrare, i fotoni della morte ultravioletti, mentre il vetro è dotato di maggiore opacità e quindi di maggiore coefficiente di assorbimento dei raggi UV.

3. L'individuazione dell'esistenza di pattern mortiferi in propagazione tra esseri viventi non poteva certamente sfuggire agli ambienti militari. Un ambiguo personaggio che risponde al nome di Thomas Berden fornisce a tal proposito ulteriori elementi d'analisi. Ex-colonnello dell'esercito americano, attualmente coinvolto in uno strano progetto di ricerca sull'energia del vacuum, è stato molto attivo negli studi sui campi elettromagnetici e sulle cosiddette armi ELF (extremely low frequencies weapons). In alcune considerazioni sull'opera di Kaznacheyev, Barden valuta il potenziale bellico dei death patterns: "L'induzione di questi pattern mortiferi su campi elettromagnetici normali è altamente indicata. Una gran parte della popolazione potrebbe essere bombardata, anche dall'altro lato della Terra, con fotoni della morte le cui substrutture virtuali trasportano specifici pattern infettivi. Con una sufficiente esposizione le persone colpite svilupperebbero la malattia trasmessa dai fotoni attraverso il campo elettromagnetico". Barden immagina però anche un utilizzo meno frontale, meno intrusivo e più diffuso: "Anche se il potere dell'irradiazione o il tempo di esposizione dovessero essere ridotti, tanto da impedire un completo trasferimento della malattia, una spiccata variazione nei biopotenziali cellulari delle persone colpite è in ogni caso ottenuta. In questo caso, un pattern precursore - vale a dire una spiccata predisposizione per quella particolare malattia - si diffonde nell'organismo bersagliato".
(continua)

4 commenti:

piggei ha detto...

Se mi concentro posso inviare fotoni mortiferi ultravioletti al mio capo seduto di fronte?
Poto

piggei ha detto...

Beh? Questi favolosi post che promettesti?

Walter Aprile ha detto...

Posso dire, da scienziato zuccone, che uno scienziato sovietico che frulla assieme campi elettromagnetici e onde gravitazionali non suona tanto affidabile.

Ci sarebbe poi da dire che, fin qui, nonostante milionazzi di euro spesi, nessuno è mai riuscito a vedere un'onda gravitazionale - forse ci sono ma il rumore di fondo è troppo elevato. Per appassionati del tema, in Italia c'è VIRGO - EGO, European Gravitational Observatory.

tausk ha detto...

La ringraziamo per le preziose indicazioni. Aggiungiamo però che l'intera questione non va, ovviamente, valutata sul piano della realizzabilità o della fondatezza scientifica, quanto come "reperto culturale" indicativo dell'emergenza storica di un quadro socio-psico-politico all'interno del quale diviene pensabile l'idea di sfruttare un "campo ambientale invisibile" per gestire, influenzare, controllare a distanza le funzioni vitali di organismi. Su simili questioni, sulle quali torneremo a breve, Peter Sloterdijk ha recentemente contribuito con il suo "Terrore nell'aria".